Il caso che andremo a trattate questa settimana è quello di Andrea (nome ovviamente fittizio) , maschio di 35 anni, calciatore dilettante che durante un cambio di direzione in partita avverte un dolore intenso nella parte interna del ginocchio, tale da non riuscire a completare il match. Recatosi subito in proto soccorso gli viene diagnosticata una “sospetta lesione del menisco mediale”. Sottoposto ad una TAC la diagnosi trova riscontro e si procede ad un intervento di meniscectomia in artroscopia. Dopo circa 15 gg Andrea viene inviato in palestra per effettuare un potenziamento della muscolatura della coscia sottoposta ad intervento.
Cenni sulla patologia – Il menisco è una cartilagine interposta tra due estremità ossee a scarsa congruenza; ogni ginocchio è dotato di due menischi (uno interno, tecnicamente detto “mediale” ed uno esterno, tecnicamente detto “laterale”). Esistono anche a livello delle articolazioni acromion-claveare, temporo-mandibolare e della sinfisi pubica. Possiamo considerarli un po’ come degli ammortizzatori a forma di cuscinetto, che però hanno una sensibilità da rispettare. Nel caso del ginocchio il menisco favorisce l’articolarità tra il femore, a superficie convessa, e la tibia, a superficie piatta. Sebbene si pensasse fino a qualche anno fa che i menischi fossero immobili, attraverso numerosi studi invece, n’è stata dimostrata la loro mobilità in  direzione antero-posteriore. Al fine di confermare una diagnosi di lesione o rottura del menisco, ci si affida ad esami diagnostici specifici, TAC o risonanza magnetica, affinchè possa escludersi una condropatia rotulea che, molto spesso, simula proprio la dolorabilità di una lesione meniscale. Di seguito due immagini a confronto di menisco sano e menisco lesionato.
Concetti chiave del caso – nell’effettuare il cambio di direzione, il nostro calciatore, ha utilizzato il piede come punto d’appoggio per la rotazione del ginocchio. Il problema rilevante è che in questa circostanza i menischi hanno ritardato l’azione di accompagnamento dei condili femorali, rimanendo intrappolati in una morsa ossea costituita da femore e tibia. Spesso dalle immagini di un incontro con un infortunio del genere, si evidenzia proprio la rotazione del corpo con il punto d’appoggio che resta immobile; è proprio in quel momento che prende vita la lesione. Nel caso in esame, avendo il trauma interessato la parte periferica del menisco, si ha una rottura che si dice “a manico di secchio”.
Informazioni necessarie – La meniscectomia per via artroscopica viene effettuata in anestesia generale, spinale lombare parziale, ovvero soltanto della gamba interessata o locale (più utilizzata negli ultimi anni). Il procedimento chirurgico prevede l’effettuazione di due fori, di circa 1 cm di larghezza, attraverso cui avviene l’inserimento di una sonda esplorativa e degli strumenti chirurgici necessari alla correzione/asportazione della lesione. Subito dopo l’intervento il paziente puo’ già tornare a casa con l’ausilio delle stampelle per non dare carico all’arto operato, anche se recentemente l’uso degli ausili è quasi del tutto scomparso. Ovviamente l’instabilità che ne deriva dall’asportazione totale o parziale del menisco, comporta la necessità di iniziare un percorso di ginnastica finalizzata al miglioramento dell’elasticità e della forza muscolare di entrambi gli arti inferiori, con particolare riferimento ai muscoli in toto della coscia relativa al ginocchio operato, in modo da stabilizzarlo.

Come realizzare il protocollo d’intervento – La prima precauzione è quella di lavorare sempre in assenza di dolore e non raggiungere mai, almeno nel primo mese dall’intervento, una flessione massimale sotto carico del ginocchio. Ruolo importantissimo gioca lo stretching  sia nella fase iniziale che in quella conclusiva. Per recuperare l’estensione basterà lasciare il ginocchio sospeso tra due punti; da preferire esercizi in scarico come la cyclette piuttosto che lo squat o la pressa a 90°.  Ok per esercizi in isometria della durata di 5 secondi con 5 di recupero; bene anche lo step nelle prime fasi; il carico dovrà essere somministrato sempre in modo graduale e particolare attenzione andrà data alla regione a cui il menisco è stato asportato; in questo caso ad esempio, si tratta del menisco mediale, sarà quindi bene insistere sull’allenamento diretto del vasto mediale del quadricipite e sui muscoli che compongono la zampa d’oca (semitendinoso, gracile e sartorio) e sul semimembranoso; indicati anche gli esercizi per gli adduttori lunghi e per il tensore della fascia lata. Da inserire sempre nelle sedute richiami propriocettivi. Per verificare i risultati basta effettuare una corretta visita antropometrica d’ingresso e d’uscita, in modo da valutare se vi è stata una crescita muscolare  del quadricipite interessato ed un aumento dell’ampiezza dei gradi di flessione/estensione .

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